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Mik Cosentino e l'infobusiness: come funziona il metodo

Chi è Mik Cosentino e cosa intende per infobusiness: funnel, lancio, offerte e alto scontrino spiegati in modo fattuale, con pro, contro e un esempio.

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In breve

L'infobusiness di Mik Cosentino è vendere online la propria competenza con un sistema fatto di posizionamento, funnel, lancio e offerte, utile a chi ha già una competenza reale.

Indice · 16 sezioni
  1. Chi è Mik Cosentino e perché si parla del suo infobusiness
  2. Cosa intende Mik Cosentino per infobusiness
  3. Come funziona il metodo infobusiness di Mik Cosentino
  4. Il posizionamento viene prima delle tecniche
  5. Gli strumenti dietro un infobusiness
  6. Esempio semplificato di un funnel infobusiness
  7. A chi serve l'infobusiness e a chi no
  8. Pro e contro del metodo di Mik Cosentino
  9. Cosa coprono i percorsi principali di Mik Cosentino
  10. Infobusiness e altri modi di vendere la competenza
  11. Gli errori più comuni di chi inizia
  12. Le metriche che contano in un funnel
  13. Tempi realistici per costruire un infobusiness
  14. Dove approfondire i percorsi sull'infobusiness
  15. Serve già un pubblico per cominciare?
  16. Un'avvertenza prima di scegliere

Mik Cosentino è il formatore che in Italia ha legato il proprio nome all'infobusiness, cioè al mestiere di vendere online la propria competenza sotto forma di corsi, consulenze e percorsi digitali. Chi cerca "mik cosentino infobusiness" di solito vuole capire due cose molto concrete: chi è questa persona e come funziona davvero il metodo che insegna. Questa pagina risponde a entrambe, senza promesse di facili incassi e senza toni da imbonitore.

L'idea di fondo è semplice da enunciare e complicata da eseguire: prendi ciò che sai fare, lo trasformi in un prodotto digitale e lo porti davanti alle persone giuste con un percorso di vendita strutturato. Attorno a questa frase ruota un intero apparato di tecniche: funnel, lanci, offerte, posizionamento. Vediamole una per una, con parole semplici.

Chiariamo subito un punto di metodo. Qui descriviamo un approccio al marketing, non un biglietto della lotteria. Nessuna strategia, per quanto ben costruita, garantisce un risultato economico. Il metodo riguarda come si organizza un'attività di vendita di contenuti; quanto poi si vende dipende da mercato, prodotto, prezzo e capacità di chi lo applica.

Chi è Mik Cosentino e perché si parla del suo infobusiness

Mik Cosentino è un imprenditore digitale e formatore italiano. Si è fatto conoscere presentandosi come uno dei primi a importare in Italia il linguaggio e le pratiche dell'information marketing anglosassone: lanci di prodotto, sequenze di email, video di vendita, offerte a tempo. Il suo pubblico principale è composto da liberi professionisti, consulenti, coach e piccoli imprenditori che vogliono vendere la propria competenza senza dipendere solo dal passaparola o dalle visite in studio.

Il termine che usa più spesso è proprio infoprodotto: un contenuto formativo confezionato in forma digitale — un corso registrato, una membership, una serie di sessioni — che può essere venduto molte volte senza rifare ogni volta il lavoro da zero. Il messaggio ricorrente è che la conoscenza, se organizzata e impacchettata bene, diventa un bene vendibile come qualsiasi altro.

Attorno alla sua figura esiste, come per molti formatori di questo settore, un dibattito. C'è chi lo considera un buon didatta del marketing a risposta diretta e chi lo critica per i toni promozionali tipici della categoria. Un giudizio equilibrato tiene insieme le due cose: il materiale tecnico esiste ed è strutturato, ma il linguaggio di vendita con cui viene presentato richiede spirito critico da parte di chi ascolta. Più avanti trovi una tabella di pregi e limiti pensata proprio per questo.

Cosa intende Mik Cosentino per infobusiness

Per Mik Cosentino l'infobusiness è l'attività economica che nasce dal vendere la propria competenza in forma di prodotto o servizio digitale. Non è una singola tecnica: è un modo di impostare tutta l'attività. Chi vende una consulenza "a ore" scambia tempo con denaro e ha un tetto naturale. Chi costruisce un infobusiness prova a trasformare quel sapere in qualcosa che si possa erogare anche quando non è fisicamente presente.

Gli elementi che compongono questa visione sono quattro, e tornano in quasi tutti i suoi materiali.

Il primo è il posizionamento: definire chi sei, per chi parli e qual è il problema specifico che risolvi. Senza questo, qualsiasi tecnica di vendita gira a vuoto perché il messaggio non trova un pubblico preciso.

Il secondo è l'offerta: non il prodotto in sé, ma il modo in cui lo si presenta. La stessa competenza può essere venduta come un corso economico o come un percorso di accompagnamento ad alto scontrino, con bonus, garanzie e un prezzo molto diverso.

Il terzo è il traffico, cioè come si portano le persone davanti all'offerta: contenuti organici sui social, pubblicità a pagamento, email, collaborazioni. Il quarto è la conversione, cioè il percorso che trasforma uno sconosciuto in cliente. Qui entrano in gioco funnel e lanci, i due concetti più identificativi del suo insegnamento.

Come funziona il metodo infobusiness di Mik Cosentino

Il cuore operativo del metodo sta nel costruire un sistema ripetibile che accompagna una persona dal primo contatto fino all'acquisto, e poi oltre. Non si vende mai "a freddo" un prodotto costoso a chi non ti conosce: si costruisce prima una relazione, si dimostra competenza, si crea fiducia, e solo allora si propone l'acquisto. Questa logica ha due incarnazioni principali: il funnel e il lancio.

Il funnel: un percorso a imbuto

Un funnel di vendita è una sequenza di passaggi che restringe progressivamente il pubblico, come un imbuto. In cima entrano molte persone poco impegnate; man mano che scendono, restano quelle davvero interessate, fino a chi compra. In pratica si parte spesso da un contenuto di valore offerto in cambio del contatto — un video, una guida, un mini-corso — che genera un lead, cioè una persona che ha lasciato la propria email.

Da lì parte una fase di nurturing: una serie di email o contenuti che educano, rispondono alle obiezioni, raccontano casi concreti e preparano alla proposta. Solo dopo arriva la pagina di vendita. Chi acquista può poi ricevere un upsell, cioè una proposta aggiuntiva coerente con ciò che ha appena comprato. L'obiettivo dichiarato non è spremere il cliente, ma aumentare il valore percepito e la coerenza del percorso.

Il lancio: concentrare l'attenzione in una finestra

Il lancio è l'altra tecnica cardine. Invece di vendere il prodotto sempre, lo si rende disponibile solo per un periodo limitato, preceduto da una fase di preparazione in cui si pubblica contenuto di valore a costo zero per scaldare il pubblico. Spesso il momento centrale è un webinar o una serie di video, al termine dei quali si apre l'acquisto per pochi giorni. La scarsità (tempo limitato, posti limitati) serve a concentrare le decisioni, che altrimenti verrebbero rimandate all'infinito.

Il lancio ha un rovescio della medaglia che il metodo stesso riconosce: funziona se c'è un pubblico già costruito e un'offerta solida. Applicato senza basi, a una lista inesistente, produce poco. Non è una formula magica, ma un modo di orchestrare attenzione e tempo.

L'offerta ad alto scontrino

Molti percorsi di Mik Cosentino insistono sull'idea di vendere a prezzi elevati prodotti o servizi che accompagnano il cliente nel tempo, anziché molti micro-prodotti economici. La logica è che seguire bene poche persone che pagano una cifra importante può essere più sostenibile che gestirne migliaia a pochi euro. Questo richiede però una promessa di valore all'altezza del prezzo e una capacità di erogazione reale: l'alto prezzo senza sostanza è il modo più rapido per perdere credibilità.

Il posizionamento viene prima delle tecniche

C'è un errore ricorrente in chi scopre questo mondo: partire dalle tattiche. Si impara a fare un annuncio, una pagina, una email, e ci si chiede perché non succede niente. La risposta quasi sempre sta a monte. Prima di qualsiasi tecnica serve sapere chi sei agli occhi del mercato e perché qualcuno dovrebbe scegliere te invece di un altro. Mik Cosentino torna spesso su questo punto, ed è forse la parte meno appariscente e più importante del suo discorso.

Posizionarsi vuol dire restringere, non allargare. Chi dice "aiuto tutti a stare meglio" non parla a nessuno. Chi dice "aiuto i fisioterapisti liberi professionisti a trovare pazienti senza dipendere dal passaparola" ha un pubblico preciso, un problema preciso e una promessa riconoscibile. Da questa messa a fuoco discende tutto il resto: il linguaggio da usare, i canali dove trovare quelle persone, gli esempi che risuoneranno con loro.

Un posizionamento forte ha anche un effetto economico concreto: riduce la concorrenza percepita. Se sei "uno dei tanti consulenti di marketing", competi sul prezzo con migliaia di altri. Se sei "il consulente che aiuta gli studi dentistici a riempire l'agenda", il confronto diretto quasi sparisce, e il prezzo smette di essere l'unico criterio. Questa è la premessa silenziosa che rende possibile vendere ad un prezzo più alto senza sembrare fuori mercato.

La scelta della nicchia resta però una scommessa. Restringere troppo può portare a un pubblico insufficiente; restringere poco riporta nella mischia. Non esiste una regola valida per tutti, e il metodo lo ammette: la nicchia giusta si trova spesso provando, misurando le risposte e correggendo. È lavoro di mesi, non di un pomeriggio.

Gli strumenti dietro un infobusiness

Dietro le parole eleganti ci sono strumenti molto concreti, e conviene nominarli perché danno la misura del lavoro reale. Non servono software costosi per iniziare, ma serve mettere insieme alcuni mattoni che devono parlarsi tra loro.

Il primo mattone è la pagina dove le persone lasciano il contatto e la pagina dove avviene la vendita. Qui pesa il copywriting, cioè la scrittura persuasiva: titoli che fermano l'attenzione, testi che rispondono alle obiezioni, chiamate all'azione chiare. Non è letteratura, è comunicazione orientata a un gesto specifico.

Il secondo mattone è la lista email, gestita con un software di invio automatico. È considerata l'asset più stabile di un infobusiness, perché non dipende dagli algoritmi dei social: è un canale diretto verso persone che hanno scelto di essere contattate. Attorno alla lista ruotano le sequenze automatiche che educano e preparano all'acquisto.

Il terzo mattone sono i contenuti video: registrazioni del corso, video di vendita, dirette. Il video regge gran parte della relazione a distanza, perché mostra la persona e trasmette fiducia più del testo. Il quarto mattone è il traffico, che può essere organico (contenuti pubblicati senza spesa) o a pagamento tramite annunci a pagamento sulle piattaforme pubblicitarie. Il quinto è il sistema di pagamento e consegna del prodotto, spesso una piattaforma che ospita il corso e gestisce gli accessi.

Messi insieme, questi strumenti formano una piccola macchina. Il metodo insegna a montarla e a farla girare; la manutenzione, i test e le correzioni restano un impegno continuo. Chi si aspetta di configurare tutto una volta e dimenticarsene resta deluso.

Esempio semplificato di un funnel infobusiness

Per rendere concreto il discorso, ecco un esempio costruito a mano con numeri ipotetici e arrotondati. Non rappresenta un risultato atteso né una previsione: serve solo a mostrare come i numeri si comportano lungo l'imbuto. I valori sono inventati a scopo didattico.

Immaginiamo un professionista che offre un mini-corso a costo zero per raccogliere contatti e poi propone un percorso a pagamento di 300€ ipotetici.

Fase del funnelNumero ipoteticoCosa succede
Persone che vedono l'annuncio10.000Traffico iniziale a freddo
Clic sulla pagina del mini-corso500Il 5% clicca
Lead (lasciano l'email)150Il 30% dei clic si iscrive
Partecipano al webinar45Il 30% dei lead segue la fase di valore
Acquisti del percorso a 300€4Circa il 9% di chi assiste acquista

In questo esempio, da 10.000 persone raggiunte si arriva a 4 acquisti. Il punto interessante non è la cifra finale, ma la lezione: ogni passaggio perde una parte del pubblico, e migliorare anche di poco un singolo tasso di conversione intermedio cambia tutto il risultato. Se la pagina del mini-corso convertisse all'8% invece che al 5%, i lead salirebbero a 240 e, a parità di percentuali successive, gli acquisti crescerebbero in proporzione.

Questo spiega perché nel metodo si parla tanto di ottimizzare ogni singolo pezzo: titoli, email, pagina di vendita. Va però ricordato il limite dell'esempio: i costi della pubblicità, il tempo di lavoro e la qualità reale del prodotto non compaiono in questa tabella, e sono proprio loro a decidere se un'operazione del genere ha senso economico. Un funnel con numeri belli sulla carta può restare in perdita se il costo per acquisire ogni lead è troppo alto.

A chi serve l'infobusiness e a chi no

Un approccio onesto non dice "va bene per tutti". Serve capire quando questo modello ha senso e quando è una forzatura.

Ha senso per chi possiede una competenza reale e dimostrabile, trasferibile ad altri, e ha un minimo di disponibilità di tempo per imparare strumenti nuovi. È adatto a consulenti, formatori, artigiani del sapere, professionisti che già aiutano clienti uno a uno e vogliono raggiungere più persone. Chi ha già un piccolo pubblico — anche solo una lista email o una community sui social — parte avvantaggiato, perché il metodo amplifica qualcosa che esiste, non lo crea dal nulla.

Ha molto meno senso per chi non ha ancora una competenza chiara da vendere, o pensa che il marketing sostituisca il prodotto. Se la base non c'è, nessun funnel la inventa. È poco adatto anche a chi cerca un guadagno rapido senza lavoro: la costruzione di un infobusiness serio richiede mesi di contenuti, test e correzioni. Chi detesta vendere e comunicare pubblicamente troverà faticoso tutto l'impianto, perché il metodo vive di esposizione e di messaggi commerciali.

Esiste poi un dubbio etico da tenere a mente: il settore della formazione sul "fare soldi online" attira anche chi vende il sogno di insegnare agli altri a vendere, in una catena che non produce valore reale. Il discrimine è sempre lo stesso: c'è una competenza vera sotto, oppure si vende solo l'illusione di una scorciatoia? Chi valuta un percorso dovrebbe partire da questa domanda.

Pro e contro del metodo di Mik Cosentino

Qualsiasi approccio ha punti di forza e debolezze. Riassumiamo i principali in forma di tabella, in modo neutro.

AspettoValutazione
Struttura e logica del percorso✔ Il metodo è ordinato: posizionamento, offerta, traffico, conversione sono fasi chiare e sequenziali.
Applicabilità pratica✔ Le tecniche di funnel e lancio sono replicabili e misurabili, non teoria astratta.
Trasferibilità a settori diversi✔ L'impianto funziona per molte nicchie, dalla consulenza alla formazione tecnica.
Tono di comunicazione✘ Il linguaggio promozionale può creare aspettative eccessive e va filtrato con spirito critico.
Dipendenza dalla pubblicità✘ Molti funnel presuppongono budget per gli annunci: senza, i numeri cambiano parecchio.
Curva di apprendimento✘ Richiede tempo, prove ed errori; non è adatto a chi cerca risultati immediati.
Rischio di saturazione✘ Le stesse tecniche usate da molti, negli stessi mercati, perdono efficacia nel tempo.

La lettura corretta di questa tabella non è "buono" o "cattivo", ma "adatto a chi e in quali condizioni". Un metodo ben strutturato nelle mani sbagliate produce poco; un impianto discutibile in mani capaci può comunque dare frutti. Pesa più chi applica che l'etichetta.

Cosa coprono i percorsi principali di Mik Cosentino

I corsi di Mik Cosentino affrontano aspetti diversi dello stesso impianto. Alcuni partono dalle basi, altri si concentrano sulla vendita ad alto prezzo, altri ancora sul meccanismo del lancio. Ecco una mappa sintetica, con il focus dichiarato di ciascuno e il tipo di persona a cui, ragionevolmente, parlano. Trattandosi di prodotti che evolvono, qui restiamo sull'argomento generale, senza inventare moduli o durate.

PercorsoFocus principaleA chi può interessare
Infobusiness AcceleratorImpostare da zero un'attività di vendita della propria competenza onlineChi parte e vuole la logica d'insieme
Consulenti High TicketVendere consulenza e servizi a scontrino elevatoConsulenti e professionisti già avviati
Codice di LancioIl meccanismo del lancio a finestra temporaleChi ha già un pubblico da attivare
Infobusiness LaunchpadMettere a terra i primi passi operativiChi vuole una guida iniziale pratica
Super Selling XTecniche di vendita e di comunicazione dell'offertaChi vuole migliorare la fase di chiusura

La progressione logica, per chi parte da zero, va di solito dall'impostazione generale verso le specializzazioni: prima si capisce il quadro, poi si affina la parte che pesa di più per la propria attività, che può essere la vendita ad alto prezzo oppure il lancio.

Infobusiness e altri modi di vendere la competenza

Per capire dove si colloca l'infobusiness conviene confrontarlo con i modi più tradizionali di monetizzare un sapere. Nessun modello è migliore in assoluto: cambiano lo sforzo iniziale, la scalabilità e il tipo di rischio. La tabella seguente mette a confronto tre vie, con valutazioni qualitative e non numeri inventati.

ModelloScalabilitàSforzo per partireDipendenza dal tempo personale
Consulenza a oreBassaBassoAlta: se non lavori, non incassi
Servizio in abbonamentoMediaMedioMedia: gestione clienti ricorrente
Infoprodotto digitaleAlta in teoriaAltoBassa dopo la messa a punto

La promessa dell'infobusiness è la scalabilità: un corso registrato si può vendere a una o a mille persone con lo stesso materiale. Il prezzo di questa promessa è lo sforzo iniziale, molto più alto che fatturare qualche ora di consulenza. Chi sceglie questa via accetta di lavorare a lungo senza certezza di ritorno, scommettendo che il prodotto, una volta costruito, lavori anche senza presenza costante. È un cambio di rischio, non la sua scomparsa.

Molti professionisti nella pratica mescolano i modelli: consulenza individuale per i clienti che pagano di più, prodotti digitali per raggiungere chi non potrebbe permettersi un percorso su misura. Questa combinazione è spesso più solida della scelta ideologica di un solo modello, e riduce il rischio di restare appesi a un unico canale.

Gli errori più comuni di chi inizia

Osservando chi prova questo percorso, alcuni passi falsi si ripetono con regolarità. Conoscerli in anticipo non li annulla, ma aiuta a non sprecare mesi.

Il primo è costruire il prodotto prima di aver capito se qualcuno lo vuole. Si passano settimane a registrare un corso perfetto e poi non lo compra nessuno, perché non rispondeva a un bisogno reale. L'ordine sano è il contrario: prima si verifica l'interesse, anche con una versione minima, poi si costruisce.

Il secondo errore è copiare le tecniche senza il contesto. Prendere il modello di lancio di qualcun altro e applicarlo alla lettera a un pubblico inesistente produce il classico lancio nel vuoto: tanta fatica, pochi risultati. Le tecniche vanno adattate alla propria situazione, non trapiantate.

Il terzo è ignorare i numeri. Senza misurare quanti visitatori diventano contatti e quanti contatti diventano clienti, si naviga a vista e si attribuiscono i risultati al caso. Il quarto errore è legato al prezzo: svendere per paura di chiedere troppo, finendo per lavorare moltissimo a margini che non reggono i costi pubblicitari. Il quinto è mollare al primo tentativo andato male, quando proprio i primi dati servirebbero a correggere il tiro.

Un ultimo errore riguarda l'etica: promettere più di quello che il prodotto mantiene. Funziona una volta, poi arrivano i rimborsi e le critiche, e la reputazione costruita a fatica si sgretola. La sostenibilità di un infobusiness nel tempo dipende più dalla sostanza del prodotto che dalla brillantezza del marketing.

Le metriche che contano in un funnel

Chi applica questo metodo impara presto a ragionare per numeri, perché il marketing a risposta diretta vive di misurazione. Non servono decine di indicatori: ne bastano pochi, ben compresi.

Il primo è il costo per contatto: quanto spendi, in media, per ottenere un nuovo iscritto alla lista. Il secondo è il valore medio del cliente: quanto, in media, porta chi acquista. Se il valore del cliente supera stabilmente il costo per acquisirlo, la macchina ha senso; altrimenti no, per quanto bella sia la pagina di vendita. È la verifica più onesta che esista.

Il terzo è il tasso di apertura e di risposta delle email, che dice quanto la relazione con il pubblico è viva. Il quarto è la percentuale di acquisto sulla pagina di vendita o al termine del webinar. Guardando questi quattro numeri nel tempo si capisce dove il funnel perde pubblico e dove conviene intervenire. Spesso il collo di bottiglia non è dove ci si aspetta: si investe sulla pubblicità quando il problema vero è una pagina di vendita poco chiara.

Attenzione a una trappola: i numeri raccontano cosa succede, non perché. Un calo delle vendite può dipendere dal mercato, dalla stagione, da un concorrente nuovo o semplicemente da un messaggio che ha stancato. Leggere i dati senza sovra-interpretarli è una competenza quanto scrivere un buon annuncio.

Tempi realistici per costruire un infobusiness

Una delle domande più frequenti riguarda i tempi. Qui serve onestà: non esiste una risposta uguale per tutti, ma esiste un ordine di grandezza ragionevole. Impostare le basi — posizionamento, prima offerta, pagine, prime email — richiede in genere settimane, non giorni. Portare traffico, raccogliere i primi dati e correggere richiede altri mesi. Arrivare a un sistema che gira in modo prevedibile, quando ci si arriva, è questione di molti mesi di lavoro iterativo.

Chi racconta di risultati immediati o salta tutte queste fasi sta semplificando a scopo pubblicitario. Il metodo descritto da Mik Cosentino, preso sul serio, è un percorso di apprendimento e prove, non una leva da tirare. Questa lentezza iniziale è forse la ragione per cui molti abbandonano: l'entusiasmo del primo mese si scontra con la fatica del terzo, quando i risultati non sono ancora arrivati e il lavoro invece sì.

Va anche detto che i tempi dipendono dal punto di partenza. Chi ha già un pubblico, una competenza riconosciuta e dimestichezza con gli strumenti digitali accorcia molto la curva. Chi parte da zero su tutti e tre i fronti deve mettere in conto un investimento di tempo considerevole prima di vedere qualcosa muoversi.

Dove approfondire i percorsi sull'infobusiness

Se vuoi partire dall'impianto completo, il riferimento di base è Infobusiness Accelerator, pensato per chi costruisce da zero la propria attività di vendita online della competenza. È il percorso che mette in fila i quattro pilastri visti sopra.

Chi invece è già operativo e vuole concentrarsi sulla vendita di servizi e consulenze a prezzi importanti trova in Consulenti High Ticket un taglio più specifico, centrato sull'offerta ad alto scontrino e sulla gestione della trattativa con clienti selezionati.

Puoi confrontare questi percorsi con altri profili della stessa area visitando la pagina dei formatori o la categoria Business, così da scegliere in base a ciò che ti serve davvero e non al nome più altisonante.

Serve già un pubblico per cominciare?

È una delle domande più sensate che ci si possa porre, perché buona parte dell'efficacia del metodo dipende proprio da questo. La risposta onesta è: aiuta molto, ma non è un requisito assoluto. Chi ha già qualche migliaio di persone che lo seguono parte con un vantaggio enorme, perché la fase più costosa — farsi conoscere e guadagnare fiducia — è in parte già fatta. Il lancio, in particolare, dà il meglio quando c'è una platea pronta ad ascoltare.

Chi parte da zero non è escluso, ma deve mettere in conto una fase lunga di costruzione del pubblico prima che le tecniche di vendita rendano. Significa pubblicare contenuti con costanza, farsi trovare, raccogliere contatti giorno dopo giorno. In questa fase la pubblicità a pagamento può accorciare i tempi, ma introduce un costo e un rischio: si paga per acquisire persone che potrebbero non comprare. Senza un prodotto già validato, bruciare budget pubblicitario all'inizio è uno dei modi più rapidi per scoraggiarsi.

Un percorso prudente, per chi non ha ancora un pubblico, è partire in piccolo: una prima offerta modesta, un pubblico ristretto ma reale, pochi dati ma veri. Da lì si cresce, reinvestendo ciò che funziona. Questo approccio graduale è meno spettacolare dei lanci da vetrina, ma riduce il rischio di spendere molto prima di aver capito se il mercato risponde. La fretta, in questo campo, è quasi sempre una cattiva consigliera.

Un'avvertenza prima di scegliere

Il settore dell'infobusiness convive con una zona grigia fatta di promesse gonfiate. Conviene tenere alcuni paletti. Diffida di chi parla di cifre precise come se fossero garantite: nessun metodo assicura un incasso, e chi lo lascia intendere sta vendendo un'aspettativa, non una competenza. Valuta se sotto la comunicazione c'è una capacità reale e verificabile, ad esempio progetti concreti o competenze dimostrabili.

Occhio anche al meccanismo della scarsità: offerte "solo per oggi" ripetute all'infinito sono una leva di marketing, non una vera urgenza. Prenditi il tempo di capire se il percorso risponde a un tuo bisogno specifico. Il metodo descritto qui è uno strumento; come ogni strumento, il valore dipende dal problema che ha di fronte e dalle mani che lo usano. Investire in formazione comporta un costo certo a fronte di un risultato incerto: è una decisione da prendere con la stessa lucidità con cui si valuta qualsiasi altra spesa per la propria attività.

Scopri Infobusiness Accelerator di Mik Cosentino per vedere da vicino come si imposta l'intero percorso; oppure confronta le altre proposte dell'area Business prima di decidere.

Domande frequenti

Cos'è l'infobusiness secondo Mik Cosentino?

Per Mik Cosentino l'infobusiness è l'attività di vendere online la propria competenza sotto forma di prodotto o servizio digitale, come un corso o una consulenza. Non è una singola tecnica, ma un modo di impostare tutta l'attività su posizionamento, offerta, traffico e conversione.

Come funziona il metodo tra funnel e lancio?

Il funnel è un percorso a imbuto che accompagna una persona dal primo contatto fino all'acquisto, con contenuti di valore e email che preparano alla proposta. Il lancio concentra invece la vendita in una finestra di tempo limitata, preceduta da una fase di preparazione. Entrambi servono a costruire fiducia prima di proporre l'acquisto.

A chi serve l'infobusiness e a chi no?

Serve soprattutto a chi ha una competenza reale e trasferibile, come consulenti, formatori e professionisti che vogliono raggiungere più persone. Ha poco senso per chi non ha ancora qualcosa di concreto da vendere o cerca un guadagno rapido senza lavoro, perché nessun funnel sostituisce un prodotto solido.

Serve avere già un pubblico per iniziare?

Avere già un pubblico aiuta molto, perché la fase più costosa è farsi conoscere e guadagnare fiducia. Non è però un requisito assoluto: chi parte da zero deve mettere in conto una fase più lunga di costruzione del pubblico prima che le tecniche di vendita rendano.

Quali percorsi di Mik Cosentino partono dalle basi?

Chi vuole l'impianto completo di solito parte da Infobusiness Accelerator, pensato per impostare da zero l'attività. Chi è già operativo e vuole vendere servizi ad alto scontrino può guardare Consulenti High Ticket, mentre il lancio è il focus di Codice di Lancio.

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